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Villa Planchart

1955 Caracas (Venezuela)
Ville;
Opere realizzate;

Committente
Planchart

Come farà per la Pirelli, Ponti pubblica la prediletta villa Planchart due volte sempre in Domus: prima nel plastico, poi nella realtà costruita. Ne dà i principi e i risultati, perché per lui si tratta, anche qui, di un'occasione quasi ideale e che fa testo. Ideale è il committente, un committente felice -Il committente, dice il mio amico Rogers, è colui senza il quale non si può fare architettura, e con il quale nemmeno. Ma qui il committente è stato colui con il quale si è potuto, secondo le nostre forze, fare architettura. Per coerenza del destino, la villa oggi appartiene alla Fundacion Ana-la y Armando Planchart, che la mantiene intatta e completa, anche negli arredi.

Ed è una fortuna, perché quest'architettura -  spettacolo di spazi per chi la penetra e percorre - ha un gioco tutto interno di invenzioni, di divertimenti, ricco come la vegetazione tropicale che ingloba. Guardate il patio decorato da Melotti, e le finestrelle e i balconcini teatrali che si affacciano sul vuoto del salone, e le porte e i soffitti disegnati da Ponti.

Principio di quest'architettura, che è figlia come poi la Pirelli delle nuove ricerche nate dai viaggi in America latina 1952-53, è la evidenza delle superfici portate: i muri esterni, portati, appaiono distaccati l'uno dall'altro, e distaccati dalla copertura e dal suolo. Più che di volumi, l'edificio appare fatto di piani, sospesi. E tale appare anche di notte, poiché c'è, per questa architettura, un progetto notturno di auto illuminazione, come Ponti la chiama. Senza peso né massa con le esilità che Niemeyer ci ha rivelato, la costruzione appare posarsi amabilmente sul terreno, come una farfalla. A Caracas la villa è stata subito detta una villa fiorentina, e ciò piaceva a Ponti, proprio perché della italianità non si era mai fatto un problema, basta essere italiani. La villa Planchart, con la villa Arreaza a Caracas e con la villa Nemazee a Teheran, fa parte delle tre ville di questi anni, in cui a Ponti è stata data piena facoltà di inventare.